Unità d’Italia
L’unità d’Italia?
A scuola ci hanno insegnato che, nel cosiddetto “Risorgimento” della storia del 1800 fu necessario unire i vari Stati di cui era costituita la nostra penisola, per il grande ideale che ci avrebbe portato poi alla pari delle altre nazioni europee. Ma quello che si tace e tuttora viene perpetrato anche dalla stampa è che le guerre si fanno quasi esclusivamente per motivi economici e anche l’unità d’Italia fu fatta, quasi esclusivamente, per lo stesso motivo e solo a vantaggio del nord. Questo è il mio parere. Si è verificato, in una stessa nazione, quello che fu fatto agli indiani da parte degli inglesi nell’America del Nord nello stesso secolo. L’ideale unitario ha contribuito solo per il 10%, a detta di studiosi. Nel 1859 un deputato Cavouriano disse: “o la guerra o la bancarotta…Il Piemonte è perduto” Infatti all’epoca il Piemonte aveva un debito spaventoso. L’unica soluzione alla bancarotta, era impossessarsi delle riserve dei Borboni. Occupare i vari staterelli del nord fu facile, ma il Regno delle due Sicilie, unito da 13 secoli e forte economicamente non ci stava all’annessione. L’Inghilterra aveva i suoi interessi economici riguardo alle miniere in Sicilia sfruttate senza alcun onere alla corona borbonica. La Francia aveva i suoi scopi industriali. Così fu dichiarata l’unità d’Italia in lingua francese da un Re che non era mai stato a Sud e autonominatosi italiani il cui popolo originario, (gli Italici) risiedeva da millenni negli stessi territori del Sud occupato. Ma veniamo alla situazione reale prima dell’invasione del meridione, perché di invasione si trattò senza dichiarazione di guerra e conseguente annientamento di un popolo. A sud si produceva un reddito pro-capite, il doppio del Piemonte. Vi erano le acciaierie di Mongiana con circa 1300 operai che godevano già dell’assistenza mutualistica, unica in Italia e seconda solo alle acciaierie tedesche. I macchinari, dopo il 1860, furono letteralmente smontati e rimontati a Brescia. La stessa cosa fu fatta per la fabbrica di Pietrarsa, la più grande d’Italia che aveva il doppio degli operai dell’Ansaldo di Genova e di altre fabbriche dell’epoca. Le riserve delle banche verificate erano il doppio della somma di tutti gli staterelli del nord messi insieme (664 ml. di cui solo del Sud 443 ml.); Riserve di oro della nobiltà, macchinari industriali calcolati per complessivi 1500 miliardi di euro attuali; (la finanziaria del 2009 è stata di solo 463 mld.). Nonostante questa distruzione sistematica dell’economia meridionale, ancora nel 1911 il reddito p.c. del Sud era superiore alla media dell’intera penisola. Alla fiera di Parigi del 1856 l’industria meridionale fu premiata quale la più avanzata tecnologicamente.










![<a href="http://www.tommasoarcella.it/?p=36">Viale di città</a> - 1991
Seta e passamaneria su cartoncino cm 50x70.
Esaltazione dell’uso di materiale sartoriale
usato diversamente che richiama alla caoticità delle città.
Dedicato a mia madre stilista degli anni ’30.
[/caption] Viale di città](http://farm3.static.flickr.com/2055/2521954126_6d4684595c.jpg)